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Approfondimento e video: Obsolescenza programmata, la mia intervista a “La Gabbia Open” (La7)

In data 22 Febbraio 2017 ho avuto il piacere (e direi l’onore) di poter parlare dell’obsolescenza programmata all’interno del programma televisivo “La Gabbia Open”. Con me, è intervenuto anche l’amico Emanuele Bonanni, fondatore del portale “Elettronica Open Source“. In questo post vi ripropongo il video del servizio, con un piccolo approfondimento in merito all’argomento. Il servizio è poi stato ripreso anche da Libero Quotidiano in data 24 Febbraio.

Cerchiamo adesso di approfondire l’argomento per i più interessati. L’obsolescenza programmata può manifestarsi principalmente tramite quattro modalità:

  1. Scarsa qualità dei materiali
  2. Programmazione di microprocessori
  3. Aggiornamenti di sistema
  4. Fatto psicologico dato dall’innovazione e marketing

Nel primo caso, non stiamo ad approfondire la questione, anche perché non ho né le conoscenze né l’esperienza da poter ampliare il discorso.
Nel secondo caso, quello che mi riguarda, riguarda particolari componenti elettronici che permettono di tenere traccia delle ore effettive di lavoro, numero di stampe, cicli di lavorazione e così via. Raggiunto il numero massimo stabilito, il prodotto in questione smette di funzionare (in modo differenti e stabiliti da coloro che hanno progettato il sistema).
Ovviamente credermi sulla parola non è facile, motivo per cui vi rimando al manuale delle stampanti Epson in cui è stabilita la “Life Product” di 18.000 stampe e vi rimando, inoltre, anche alla pagina Wikipedia dedicata all’obsolescenza programmata, in cui troverete molte fonti da cui attingere.
Sempre per rimanere nel tema delle stampanti, con una semplice ricerca sul Web è possibile trovare software che permettono di leggere i valori di questi contatori e di poterli resettare, dando nuova vita alle stampanti (ed anche alle stesse cartucce, le quali contengono ancora inchiostro, ma che vengono segnalate come esaurite).

Considerate inoltre che la pratica dell’obsolescenza programmata è nata nel lontano 1924 con il Cartello Phoebus, dove le lobby dei principali produttori occidentali di lampadine portò una standardizzazione nella produzione delle lampadine ad incandescenza in commercio al fine di limitarne la vita a circa 1.000 ore di esercizio.

Passando al terzo punto, invece, si parla degli aggiornamenti di sistema. Come molti di voi ben sapranno per esperienza diretta, gli aggiornamenti al firmware dei nostri dispositivi porta si grande vantaggi in termini di funzionalità, ma spesso e volentieri, a causa di una richiesta sempre maggiore di risorse, rendono sempre più inutilizzabile il device in questione. Certe volte si arriva pure a non poter installare un nuovo aggiornamento, in quanto il dispositivo installato non è più compatibile.
Come nel primo caso, anche sul quarto punto non posso assolutamente ritenermi esperto, ma si arriva per una mera osservazione empirica del mercato di oggi quanto sia fondamentale l’aspetto psicologico indotto dal pressante marketing ed innovazione, che ci spinge ad acquistare prodotti sempre nuovi, spesso con funzionalità di cui non abbiamo nemmeno bisogno 🙂

Tutto ciò è legale? È etico?  L’attività di obsolescenza programmata è del tutto legale, anche se (forse) discutibile a livello etico (state parlando con una persona alquanto Capitalista, ndr).
Le aziende possono inserire una “Life Product”, ma è fondamentale che ciò si specificata, come accade in molti manuali d’uso delle stampanti (nel caso da noi analizzato, infatti, era indicata una vita di 4 anni o 18.000 stampe). La tematica è comunque ostica ed a tal proposito è intervenuta, per quanto ci riguarda, anche L’UE.

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