Nacon Revolution 5 Pro meglio del DualSense Edge? La recensione ora che costa meno

All’interno della confezione troviamo il controller, un cavo USB-C intrecciato di ottima qualità, il ricevitore USB-A, un’ottima custodia rigida per il trasporto, un panno per la pulizia e diversi accessori per la personalizzazione – due paia di analogici extra (convessi alti e bassi), un D-pad alternativo, vari pesi per bilanciare il controller e l’adattatore-microfono, del quale vi parlerò più avanti.

All’appello manca un manuale completo, sostituito da una guida rapida che si limita a descrivere le funzionalità di base. Per scoprire tutte le potenzialità del controller, è necessario recarsi sul sito ufficiale. O leggere la nostra recensione, ovviamente.

È apprezzabile il fatto che sia praticamente assente della plastica, sintomo che Nacon è attenta all’ambiente e agli sprechi.

Il Revolution 5 Pro si ispira inevitabilmente al design del controller di Xbox, sebbene sia leggermente più grande (19 x 18,9 x 8,9 contro i 18,1 x 17,5 x 7,1 cm di Xbox) e abbia i classici tocchi che ci ricordano di essere davanti ad un gamepad PlayStation, dai pulsanti (triangolo, cerchio, x e quadrato), al simbolo PlayStation, fino alla superficie tattile sulla quale, però, primeggia la scritta Nacon: attorno a questa, spuntano dei led che segnalano giocatore attivo, profilo selezionato ed eventuale microfono mutato.

Le impugnature sono rivestite con una gomma a texture lineare, che garantisce una presa salda e confortevole anche e soprattutto durante lunghe sessioni di gioco. La plastica opaca del corpo centrale è solida, anche se tende ad assorbire fin troppo le ditate, mentre i grilletti posteriori hanno una trama ruvida, comoda per mantenere il grip.

Nelle impugnature vi sono degli scompartimenti nei quali poter inserire i pesi, rendendolo più o meno pesante a seconda delle preferenze, così da bilanciare il feeling generale, che di base ha un peso di 308 grammi.

La reattività dei grilletti e dei pulsanti è notevole, a parte qualche inghippo. I pulsanti frontali offrono un feedback molto soddisfacente, così come gli analogici, davvero fluidi e precisi, già perfetti con il cappuccio concavo installato.

D’altra parte, il D-pad, disponibile sia in versione a quattro vie che circolare, è buono ma perfezionabile: il circolare sporadicamente si “mangia” qualche input se lo si preme in maniera leggera, mentre quello a quattro vie l’avrei preferito un pelino più alto, anche se in questo caso si va a gusto personale.

Il Revolution 5 Pro spicca anzitutto per la triplice compabilità wireless con PS5, PS4 e PC, e poi per la doppia connettività, cablata o wireless tramite il ricevitore USB-A incluso nel pacchetto: tutte queste funzioni sono intercambiabili utilizzando le levette sul retro e sul dorso del gamepad.

L’avrete senz’altro già intuito che punta tutto sulla personalizzazione dell’esperienza, dal peso stesso (da 10 a 16 grammi aggiuntivi circa), al tipo di D-pad e degli analagici, con varianti concave, convesse o alte per adattarsi a diversi stili di gioco.

Gli stick poi sono dotati di sensori Hall Effect, spesso presente anche sui gamepad di terze parti dal costo non esagerato (come il GuliKit King Kong 3 Max), che rimuove il fenomeno di drifting e azzera le zone morte, eliminando così gli input indesiderati e risultando più preciso.

I grilletti L2 e R2 invece sono dotati di fermi regolabili, così da personalizzare la corsa, una funzione perfetta per giochi come gli FPS, dove la rapidità nello sparo è fondamentale.

Altra caratteristica di pregio, che forse passa più in sordina del dovuto, è il supporto alle cuffie e agli auricolari Bluetooth, che possono essere collegate direttamente al controller.

Si tratta di una funzione estremamente comoda per chi non vuole utilizzare auricolari cablati o dongle esterni, anche se ho fatto un po’ di fatica per capire come funziona: in pratica dovrete tenere premuto il tasto di accoppiamento dietro il controller per circa una decina di secondi, fare in modo che brilli di luce blu e bianca alternata, e poi, subito dopo, mettere in modalità di accoppiamento i vostri auricolari o le vostre cuffie Bluetooth, dopodiché l’audio passerà appunto da queste ultime.

In più, nella dotazione degli accessori, vi è anche un microfono esterno, collegabile alla porta jack da 3.5 mm.

Quel che delude è l’assenza non solo del feedback aptico e dei grilletti adattivi su PS5, ma anche della vibrazione, che è compatibile solo con i titoli PC e PS4.

Uno degli aspetti distintivi del Nacon Revolution 5 Pro è l’applicazione dedicata per PC, essenziale per sfruttare al massimo le possibilità di personalizzazione offerte dal controller.

Per accedere alle opzioni avanzate, è necessario collegare il controller al PC tramite cavo USB e seguire le istruzioni a schermo. Una volta connesso, l’app permette di configurare i profili personalizzati, rimappare i tasti extra posteriori e regolare sensibilità e zone morte degli analogici. Inoltre, è possibile personalizzare l’illuminazione LED intorno all’analogico destro.

L’interfaccia dell’applicazione sfoggia la lingua italiana, un punto a favore per la comprensibilità e l’accessibilità. L’usabilità generale è ottima, con un layout intuitivo che guida l’utente passo dopo passo, anche se l’interfaccia presenta un limite, poiché non è ridimensionabile. Su monitor ad alta risoluzione, come quelli 2K o 4K, risulta un po’ poccola.

Gli aggiornamenti firmware del controller però vengono gestiti in maniera impeccabile, senza interruzioni o problemi di connessione, ed è tutto ben navigabile. Peccato non ci sia una companion app mobile.

Il primo gioco che ho affrontato con il Nacon Revolution 5 Pro è stato un titolo forse insospettabile, cioè Resident Evil 5. È stata una scelta nostalgica che mi ha permesso di riscoprire con un mio amico in co-op uno dei classici del passato, ma anche di mettere alla prova la precisione degli analogici del controller, così da apprezzarne la risposta fluida.

Dove però il Revolution 5 Pro mi ha sorpreso ancora di più è stato con Dead Island 2. In questo caso, il design dei grilletti ha avuto un ruolo centrale. La trama ruvida che li caratterizza li rende estremamente piacevoli al tatto, un dettaglio che apprezzi particolarmente in un gioco dove sparare, colpire e premere con intensità i tasti è praticamente la norma.

Anche i pulsanti principali mi sono piaciuti molto: essendo leggermente più alti rispetto a quelli di altri controller, offrono un feedback tattile che trovo molto soddisfacente. Ovviamente, qui entra in gioco il gusto personale, ma per me questa piccola differenza è stata un valore aggiunto.

Chiaro è che si tratta di un prodotto pensato prima di tutto per titoli competitivi come Call of Duty: Black Ops 6 o Fortnite, proprio perché la personalizzazione è un aspetto nevralgico per chi esige velocità e precisione, oltre appunto alla versatilità.

Un elemento che richiede una riflessione più approfondita sono i pulsanti posteriori. Ce ne sono quattro: due facilmente raggiungibili con i medi, che offrono un buon feeling, e due che si attivano con i mignoli o gli anulari. Questi ultimi, però, sono così sensibili che all’inizio li ho premuti spesso per errore, soprattutto nei momenti di distrazione o mentre aggiustavo la presa. Con il tempo ci si abitua, ma nei primi giorni questa caratteristica può causare qualche problema.

Mi trovo spesso a fare la stessa considerazione su questi pulsanti aggiuntivi: se non li utilizzi o non hai bisogno di configurarli per azioni specifiche, la loro assenza migliora l’ergonomia generale. Il discorso vale anche per il Revolution 5 Pro, perché se da un lato aggiungono funzionalità, dall’altro impattano la naturalezza dell’impugnatura, specialmente per chi preferisce un design più pulito.

Le note dolenti emergono nei giochi che sfruttano le funzionalità del DualSense, perché qui semplicemente mancano. Manca il feedback aptico, mancano i grilletti adattivi, insomma, sono assenti tutte quelle funzionalità che amplificano l’immersione. Per dire, io non giocherei mai ad Astro Bot senza il DualSense, perché è parte integrante dell’esperienza.

A conti fatti, se proprio dobbiamo essere sinceri, sono ormai pochi i titoli che sfruttano davvero le peculiarità del DualSense, ma, per citare degli esempi, nei titoli coinvolgenti e narrativi come The Last of Us Parte II o Final Fantasy VII Rebirth, l’assenza della vibrazione può essere un problema ed è inevitabile che, da questo punto di vista, sfiguri davanti ad un DualSense Edge. Peccato, perché su PS4 e PC la vibrazione c’è ed il motore fa pure il suo sporco lavoro.

Sul fronte della batteria, il Revolution 5 Pro offre prestazioni di sicuro più solide rispetto alla controparte Sony, con circa 10/12 ore di autonomia con una singola carica, praticamente il doppio del DualSense Edge, che vi può accompagnare per circa 5-6 ore, che però vanta appunto le funzionalità di vibrazione, oltre ai grilletti adattivi.

Non si tratta di una grande durata, anzi, i gamepad fanno generalmente molto meglio: Xbox Elite Controller 2, per esempio, si aggira sulle 40 ore.

La ricarica avviene tramite il cavo USB-C fornito, che è robusto e abbastanza lungo da consentire di giocare comodamente anche durante la ricarica.

Il prezzo di listino di Nacon Revolution 5 Pro è di 229,90€, una cifra che è ormai calata sotto i 200€. Lo potete trovare a 199€ su Amazon Italia, ma presso altri lidi la cifra cala ancora: al momento, Unieuro lo propone a 169€, una cifra ancora alta ma ben più congrua, sempre che siate interessati alle sue funzionalità, come la personalizzazione o il collegamento delle cuffie Bluetooth.

Il sample per questa recensione è stato fornito da Nacon, che non ha avuto un’anteprima di questo contenuto e non ha fornito alcun tipo di compenso economico.

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