Nella confezione dell’Active Max trovate orologio e cinturino separati (il collegamento è molto semplice) e il pad di ricarica magnetico senza cavo. C’è anche un piccolo manuale per le operazioni di base.
Amazfit Active Max trova un equilibrio riuscito tra smartwatch e sportwatch, senza schiacciarsi troppo su nessuno dei due mondi. Il merito è soprattutto del display ampio con cornici ridotte, che lo rende immediatamente riconoscibile al polso ma non aggressivo dal punto di vista estetico.
Non è il classico orologio “da palestra” e, anzi, con alcune watchface più sobrie riesce a sembrare sorprendentemente classico, adattandosi bene anche a contesti meno sportivi. Il formato è quello classico da 48 mm, quindi fate attenzione: se avete il polso piccolo potrebbe risultare più “importante” del previsto.
Le dimensioni precise della cassa sono 48,5 x 48,5 x 12,2 mm, e il peso senza cinturino ammonta a 39,5 g.
Dal punto di vista del comfort, è uno degli aspetti in cui l’Active Max convince di più. Nonostante le dimensioni importanti sulla carta, al polso risulta ben bilanciato e soprattutto poco invasivo nell’uso prolungato. Questo è merito anche di una struttura che prevede “anse pivottanti” che fanno sì che il cinturino non sia collegato rigidamente alla cassa, lasciandolo libero di muoversi seguendo i movimenti del polso.
I materiali seguono la classica filosofia Amazfit: un mix tra funzionalità e ricerca di un look più premium. Si parla di un telaio in lega di alluminio e di una cassa in polimero. La presenza di una cornice metallica contribuisce a migliorare la percezione qualitativa, ma porta con sé un compromesso: è proprio nelle zone più esposte agli urti che tende a graffiarsi o ammaccarsi più facilmente. Una scelta che valorizza l’estetica, ma rende l’orologio leggermente più delicato rispetto a modelli dal design più rugged.
Molto bene il cinturino, pensato chiaramente anche per lo sport. Il design traforato favorisce l’aerazione e permette una asciugatura rapida, evitando accumuli di sudore anche durante allenamenti intensi. Se regolato correttamente, l’orologio resta saldo al polso e non tende a muoversi, nemmeno in attività dinamiche come la corsa.
Promossi anche i pulsanti fisici: sono zigrinati, facilmente riconoscibili al tatto e offrono un feedback deciso, risultando comodi da usare anche con mani sudate o in movimento. Di notte, infine, l’Active Max si comporta molto bene: durante il sonno non si percepiscono spigoli o ingombri particolari e, rispetto a sportwatch più massicci, risulta decisamente più confortevole, pur restando questo un aspetto soggettivo, così come quello relativo alla comodità d’altronde.
Per quanto riguarda la resistenza all’acqua si parla di 5 ATM, tant’è che tra le attività sportive supportate ci sono anche nuoto in piscina, in acque libere, pinnato o artistico.
Dal punto di vista hardware, Amazfit Active Max si comporta in modo coerente con il suo posizionamento: non nasce come sportwatch estremo, ma come smartwatch completo e affidabile nell’uso quotidiano. Amazfit non svela quale processore si celi sotto il cofano del suo smartwatch, e di conseguenza possiamo “solo” valutarne le performance.
Nell’interfaccia, la fluidità generale è buona: scorrimento dei menu, apertura delle app e navigazione tra le schermate risultano quasi sempre reattivi. Qualche micro incertezza può capitare nel cambio di schermata, in particolare nella vista a sinistra, quella più ricca di widget e informazioni, ma si tratta di episodi sporadici che non compromettono l’esperienza d’uso.
Anche sotto carico, con notifiche frequenti o durante attività sportive lunghe, non emergono rallentamenti evidenti. Il touchscreen risponde bene nella maggior parte delle situazioni reali: con mani sudate, sotto la pioggia o durante l’allenamento non crea problemi particolari. Come spesso accade su dispositivi di questo tipo, sotto la doccia la risposta peggiora, ma rientra nella norma della categoria.
Per quanto riguarda il comparto GPS, il comportamento è positivo. Il fix iniziale richiede solo pochi secondi e l’avvio delle attività all’aperto è rapido. In termini di accuratezza, il tracciamento è in linea con altri smartwatch Amazfit recenti, pur risultando leggermente inferiore a modelli più specialistici come il T-Rex 3 Pro, che puntano maggiormente su questo aspetto. In presenza di palazzi o vegetazione fitta, qualche sbavatura nel percorso può capitare, come succede alla maggior parte degli smartwatch non dedicati esclusivamente all’outdoor.
Molto bene invece il comparto sensori biometrici. Amazfit Active Max utilizza il BioTracker 6.0 PPG (5PD + 2 LED), già visto su altri modelli di fascia superiore del brand. Nella pratica il sensore cardiaco si è dimostrato coerente e reattivo, con letture allineate anche a quelle di macchine da palestra dotate di piastre per la misurazione della frequenza. Buoni e coerenti anche i dati relativi a SpO₂ e stress, confrontati con altri dispositivi utilizzati abitualmente.
La vibrazione è di buon livello: è sufficientemente decisa da farsi sentire anche durante l’attività fisica o con giacca e felpa, senza risultare fastidiosa. È disponibile anche un livello di intensità “migliorato”, pensato per chi la trova troppo blanda, mentre il feedback standard resta secco e preciso. Non a caso, utilizzato come sveglia, si percepisce chiaramente senza risultare molesto.
Sul fronte della memoria interna, Amazfit dichiara 4 GB di spazio, pensati anche per mappe offline e contenuti multimediali. Al momento, però, la gestione di musica e podcast risulta limitata: l’app Musica non è disponibile né preinstallata né scaricabile dallo store interno di Zepp, e la stessa scheda tecnica specifica che il supporto ai podcast verrà aggiunto tramite aggiornamento software. Di conseguenza la memoria interna non è ancora sfruttabile appieno per questo tipo di utilizzo. Non so dirvi se è un “problema” della mia unità però, visto che ci sono tutorial su YouTube che mostrano l’app Musica su Zepp e la procedura di trasferimento di musica sullo smartwatch.
Infine, la presenza di speaker e microfono rappresenta un valore aggiunto a livello hardware. Oltre alla gestione delle chiamate Bluetooth, è possibile utilizzare l’app Telefono direttamente dallo smartwatch per digitare numeri o selezionare contatti preferiti, senza estrarre lo smartphone dalla tasca. Lo speaker offre una qualità adeguata per questo tipo di utilizzo, mentre il microfono si comporta in modo più che discreto, in linea con quanto ci si aspetta da uno smartwatch moderno.
A livello di connettività e sensori troviamo Bluetooth 5.3, 5 sistemi di posizionamento satellitare e il classico array composto da accelerometro, giroscopio, sensore di temperatura, altimetro, bussola e sensore di luminosità. Da scheda tecnica manca il modulo Wi-Fi, presente invece su altri modelli. Il trasferimento dei file avviene insomma via Bluetooth, e anche scaricare in locale una semplice mappa da 35 MB richiede un po’ più di tempo del previsto.
Il display è uno degli elementi centrali dell’Amazfit Active Max e, nell’uso quotidiano, si dimostra all’altezza delle aspettative. Parliamo di un pannello AMOLED da 1,5 pollici, con risoluzione elevata e una luminosità di picco dichiarata fino a 3.000 nit, valori che si traducono in una leggibilità eccellente in praticamente qualsiasi condizione. Alla luce diretta del sole le informazioni restano sempre ben visibili, senza dover forzare l’angolazione del polso, segno che la gestione della luminosità è stata curata con attenzione.
Proprio la luminosità automatica si comporta in modo affidabile, adattandosi rapidamente ai cambi di luce senza risultare troppo conservativa. Anche in situazioni meno ideali, come pioggia o utilizzo in piscina, il display mantiene una buona visibilità, con riflessi contenuti e testi leggibili nonostante la presenza di gocce d’acqua. Un aspetto che si sposa bene con la resistenza all’acqua fino a 5 ATM, che rende l’orologio adatto anche al nuoto e all’uso quotidiano senza particolari accortezze.
Durante l’attività sportiva, l’interfaccia è chiara e ben organizzata. I dati principali come tempo, passo e frequenza cardiaca si leggono a colpo d’occhio, senza risultare compressi, anche grazie alle dimensioni generose del pannello. Anche le watchface più dense non penalizzano la leggibilità: il display regge bene un’elevata quantità di informazioni a schermo, mantenendo un buon equilibrio tra dettaglio e chiarezza.
L’Always-On Display è presente, ma nell’uso reale non è indispensabile, visto che il risveglio con il movimento del polso è rapido e affidabile. Attivandolo, soprattutto con le watchface Amazfit di base, è comunque possibile visualizzare molte informazioni anche a schermo spento, ma questo avviene a scapito di qualche giorno di autonomia, motivo per cui può avere senso lasciarlo disattivato per sfruttare davvero la batteria.
Dal punto di vista della protezione, Amazfit Active Max utilizza un vetro rinforzato con rivestimento anti-impronta. È corretto specificare che non si tratta di vetro zaffiro, e quindi, sulla carta, potrebbe risultare più soggetto a graffi rispetto a modelli più costosi. Nella pratica, però, dopo un utilizzo h24, anche in palestra, il pannello non mostra segni evidenti, un risultato comunque positivo considerando il tipo di vetro adottato.
Nel complesso, è un ottimo display, convincente sia sulla carta sia nell’uso reale, e perfettamente in linea con il posizionamento dell’Active Max.
Sul fronte software, Amazfit Active Max non introduce novità sostanziali rispetto agli ultimi modelli del brand e questo, nel complesso, è un bene. Siamo sempre su Zepp OS 5, un sistema ormai maturo, stabile e ricco di funzioni, che continua a migliorare soprattutto per quanto riguarda la profondità dei dati e l’integrazione con l’app Zepp su smartphone. L’esperienza è sostanzialmente identica a quella già vista su T-Rex 3 Pro, sia nell’impostazione dell’interfaccia sia nelle possibilità di personalizzazione.
Le mappe si basano ancora su OpenStreetMap e restano uno dei punti di forza dell’ecosistema Amazfit. Dall’app mobile è possibile definire un percorso, inviarlo allo smartwatch e utilizzarlo anche offline, una funzione molto comoda per corsa, trekking e ciclismo. La navigazione è chiara e ben integrata nell’interfaccia, senza risultare complessa anche per chi non è abituato a questo tipo di funzioni.
Uno degli aspetti più interessanti del software è il rilevamento automatico delle attività sportive, che però va contestualizzato correttamente. Nella pratica, lo smartwatch riconosce in automatico solo alcune attività specifiche: camminata, passeggiata al coperto, corsa all’aperto, tapis roulant, ciclismo all’aperto, nuoto in piscina, ellittica e vogatore. Con queste discipline il funzionamento è efficace: il rilevamento non parte in modo istantaneo, ma l’orologio registra i dati fin dall’inizio, senza avvisare l’utente, e quando è sufficientemente sicuro dell’attività in corso avvia il tracking completo, mostrando a schermo tutte le informazioni corrette e già aggiornate.
In palestra, invece, il discorso è leggermente diverso. Non c’è un rilevamento automatico avanzato per ogni singolo esercizio, ma è sufficiente avviare la modalità Allenamento Muscolare e gestire manualmente i vari set, indicando l’inizio e la fine di ciascuno. Una volta terminato l’allenamento, dall’app Zepp lo smartwatch è in grado di riconoscere automaticamente molti esercizi, associandoli ai set tracciati.
Il risultato è un riepilogo molto ricco, con muscoli coinvolti, effetto dell’allenamento, zone di frequenza cardiaca e numerose altre statistiche. Ovviamente non tutte le tipologie di esercizi possono essere riconosciute: quelli per le gambe, come la pressa, restano esclusi perché non comportano movimenti di braccia e polsi, ma i set possono comunque essere modificati manualmente dall’app per indicare l’esercizio corretto.
Continua a evolversi anche il tracking degli alimenti, che rappresenta una delle funzioni più avanzate dell’ecosistema Zepp. È possibile registrare ciò che si mangia sia fotografando il cibo sia scrivendo una descrizione testuale: in entrambi i casi, l’intelligenza artificiale interpreta i dati e compila automaticamente i campi nutrizionali, che possono poi essere corretti manualmente. Inserendo anche peso, altezza ed età, l’app calcola il fabbisogno calorico giornaliero, le calorie rimanenti e integra questi dati con l’attività fisica tracciata, offrendo una visione piuttosto completa della propria routine.
Ancora ottimo il tracking di tutti i parametri biometrici, a prescindere o meno dalle attività sportive. Come già detto in passato, non può certo sostituire dispositivi medici certificati, ma per darvi un prospetto generale sul vostro stato di salute non è affatto male.
Nell’uso quotidiano, l’app Zepp su Android (unica piattaforma su cui è stata provata) si è dimostrata completa e reattiva. La sincronizzazione è rapida, non ci sono bug rilevanti da segnalare e le notifiche arrivano puntuali, anche con immagini, con la possibilità di rispondere in vari modi direttamente dallo smartwatch. Buona anche la gestione delle chiamate Bluetooth, mentre Zepp Flow e i pagamenti NFC funzionano esattamente come già visto sugli altri modelli: potete usare Zepp Pay a cui aggiungere carte di alcune banche supportate, fra cui Poste, Unicredit, Banca Sella, Monte dei Paschi di Siena e altri circuiti come Curve e Nexi. Nel caso di Curve potete associare qualsiasi carta di credito e poi sfruttare Curve come tramite.
C’è però un difetto importante da segnalare, ed è la forte spinta verso l’abbonamento Zepp Aura. Dopo circa una settimana di utilizzo notturno, capita di ricevere notifiche come “report del sonno pronto“, per poi scoprire che l’accesso a quel report richiede un abbonamento. Va chiarito che tutti i dati principali del sonno sono comunque disponibili in chiaro, estremamente dettagliati e utili anche per chi vuole monitorare aspetti delicati come eventuali disturbi respiratori notturni. Zepp Aura aggiunge ulteriori analisi e approfondimenti, ma resta un servizio a pagamento, con 14 giorni di prova gratuita, un primo anno promozionale a 19,99 euro e poi 69,99 euro l’anno. La proposta viene riproposta anche in altri contesti dell’app e, purtroppo, è una pratica sempre più diffusa anche su smartwatch di altri marchi, risultando alla lunga piuttosto odiosa.
L’autonomia è senza dubbio uno dei punti di forza più evidenti dell’Amazfit Active Max e uno degli aspetti che più lo distinguono da molti smartwatch con display AMOLED di grandi dimensioni. A livello tecnico parliamo di una batteria da 658 mAh, un valore importante per la categoria, che Amazfit accompagna con una dichiarazione di fino a 13 giorni di utilizzo intenso e 25 giorni in uso tipico.
Nell’uso reale, con monitoraggio completo continuo attivo, il risultato è stato estremamente vicino a quanto dichiarato. Con frequenza cardiaca, sonno, monitoraggio del respironotturno, stress, SpO₂, temperatura corporea, numerose notifiche (messaggistica, email e app), diverse sessioni sportive, camminate con e senza GPS, l’Active Max ha raggiunto 12 giorni e mezzo prima di richiedere una ricarica. Un dato oggettivamente molto alto, soprattutto considerando il display AMOLED da 1,5 pollici e la quantità di sensori sempre attivi.
Amazfit dichiara 13 giorni con uso intenso, e nella pratica ci si arriva davvero molto vicino. Attivando l’Always-On Display, come prevedibile, l’autonomia cala in modo sensibile, nell’ordine di 3–4 giorni in meno, ma resta comunque su valori superiori alla media degli smartwatch con AOD attivo. Per questo motivo, anche alla luce dell’ottimo risveglio automatico con il movimento del polso, l’AOD resta una funzione più opzionale che necessaria.
Sul fronte GPS, Amazfit dichiara fino a 64 ore di utilizzo continuo, un valore che conferma la vocazione dell’Active Max come smartwatch adatto anche a sessioni prolungate all’aperto. Nell’uso quotidiano, il consumo durante le attività risulta coerente e ben distribuito, senza picchi anomali. Più in generale, il comportamento della batteria è sempre stato prevedibile, senza cali improvvisi o drain inspiegabili, e anche in standby notturno il consumo resta molto contenuto.
Per quanto riguarda la ricarica, il tempo necessario per tornare al 100% si aggira tra un’ora e mezza e due ore, in linea con la capacità della batteria. Il caricatore magnetico è stabile, si aggancia bene allo smartwatch e non tende a spostarsi facilmente, rendendo la ricarica semplice anche appoggiandolo su una scrivania o un comodino.
Nell’uso quotidiano, l’autonomia dell’Active Max trasmette una sensazione di sicurezza: non è mai capitato di doverlo ricaricare a sorpresa o di dover rinunciare a funzioni per paura di restare a secco. Ed è proprio questo il tipo di esperienza che ci si aspetta da uno smartwatch pensato per essere indossato h24, senza compromessi.
Amazfit Active Max arriva sul mercato con un prezzo di listino di 169,99 euro, una cifra che lo colloca in una fascia delicata del mercato smartwatch, dove la concorrenza è particolarmente agguerrita. Al momento del test non risultano sconti o promozioni di lancio, anche perché si tratta di un modello appena arrivato sugli scaffali.
Intorno a questa soglia di prezzo si trovano infatti smartwatch molto noti come Samsung Galaxy Watch7, oggi reperibile intorno ai 159 euro nella versione da 40 mm e circa 199 euro in quella da 44 mm, oltre a modelli come Huawei Watch Fit 4 Pro o Huawei Watch GT5, che spesso beneficiano di street price aggressivi rispetto ai listini ufficiali. È quindi una fascia in cui l’utente si trova davanti a scelte apparentemente più “mainstream”, soprattutto se guarda a brand legati a Wear OS o a ecosistemi più noti.
Il posizionamento dell’Active Max, però, va letto tenendo conto delle sue caratteristiche distintive. In primis l’autonomia, che resta nettamente superiore rispetto agli smartwatch basati su Wear OS, anche a parità di prezzo. A questo si aggiungono elementi come il display AMOLED molto luminoso, il monitoraggio avanzato della salute, le mappe offline, il GPS e una piattaforma software ormai matura come Zepp OS 5.
Va inoltre considerato che molti dei modelli citati come alternative dirette appartengono a generazioni precedenti o sono comunque smartwatch dell’anno scorso, mentre l’Active Max è un prodotto nuovo, aggiornato sia a livello hardware sia software. Un fattore che può pesare per chi cerca uno smartwatch pensato per durare nel tempo, soprattutto dal punto di vista del supporto e degli aggiornamenti.
Il sample per questa recensione è stato fornito da Amazfit, che non ha avuto un’anteprima di questo contenuto e non ha fornito alcun tipo di compenso economico. Potete leggere maggiori informazioni su come testiamo e recensiamo dispositivi su SmartWorld a questo link.
L’articolo Recensione Amazfit Active Max: lo smartwatch che punta tutto su autonomia e completezza del software sembra essere il primo su Smartworld.
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